Sono nel Ladakh, la zona dell’India del nord che molti chiamano Piccolo Tibet perché ha quasi le stesse caratteristiche del Tibet e dove vivono molti buddisti rifugiati contrari al regime di dittatura cinese. Ho fatto i salti mortali per assistere al Festival Hemis; a Delhi ci sono pochi aerei che vanno in questa zona ed erano in quel periodo super pieni. Con l’aiuto del bagarino, che esiste ormai in tutto il mondo, ho preso posto proprio a pochi minuti dalla partenza per Leh. Il Monastero Hemis, splendido monumento buddista, fu fondato nel 1590 e fa parte delle sei scuole minori del buddismo tibetano e dal 1730 celebra il famoso Festival una volta all’anno ma non sempre è solenne con l’esposizione del grande stendardo. Il 1992 è l’anno del calendario cinese, dedicato alla scimmia ed è anche l’anniversario della nascita del famoso “guru il prezioso maestro”. La ricorrenza, considerata un grande avvenimento per i buddisti tibetani e nepalesi, viene festeggiata ogni dodici anni. Una folla in gran parte con costumi antichi si arrampica sul sentiero che porta al monastero. Le donne vestono abiti lunghi alla caviglia dai colori sgargianti e portano in testa una cuffia guarnita da pietre preziose e perle di fiume. Gli uomini anziani indossano tuniche marroni, hanno in capo il classico cappello dello sherpa e portano collane ed orecchini turchesi. I giovani a differenza dei loro padri, usano le più pratiche scarpe di tela ma solo pochi portano i pantaloni. Lungo il percorso per arrivare al Festival, sono sistemate molte tende-negozi che vendono frutta e verdura, ristoranti e artigiani di vario genere. Altre tende sono abitate ad alberghetti senza letti o sistemazioni per clienti che arrivano da lontano mentre lavarsi è sufficiente il rigagnolo d’acqua affollato di pellegrini che fanno il bagno o lavano le loro povere cose. Siamo a quota 3500 d’altezza e occorre assuefarsi prima di camminare, l’unica cosa che riuscivo a fare era di scattare fotografie a ritmo serrato, incantata da quello che vedevo.